Sei qui:
  • Home
  • Articoli
  • Il sostegno terapeutico alla genitorialità nella coppia in crisi

Il sostegno terapeutico alla genitorialità nella coppia in crisi


Sostegno alla genitorialità Macerata

Alcuni casi che ho seguito nel mio studio per il supporto alla genitorialità nelle situazioni di separazione o divorzio, mi hanno fatto riflettere su diversi punti che considero fondamentali sia per noi operatori che per i clienti che si trovano a vivere questa esperienza. Nelle separazioni tra partner, coniugi o coppie di fatto, può avvenire inizialmente un distacco anche nel continuare ad essere una coppia genitoriale. Mi rendo conto che, intraprendere la strada per questa trasformazione alchemica, dal piano coniugale a quello puramente genitoriale, non è sicuramente un passaggio facile. Tutto ciò non avviene senza problematiche e sofferenze, e per questo motivo non sempre si riesce a giungere al termine del percorso genitoriale. Infatti, dal punto di vista dell’intervento psicoterapeutico, può succedere che lo psicologo si trovi di fronte a uno sconfinamento, non sempre nettamente e chiaramente arginabile, tra elementi e difficoltà della coppia genitoriale, e quelli della storia della relazione sentimentale passata o personale. Può succedere che uno dei due genitori manifesti delle resistenze ad effettuare gli incontri con l’altro nel setting terapeutico, per timore di dover affrontare di nuovo eventi traumatici, conflitti, incomprensioni del passato. Un altro deterrente alla formazione della coppia genitoriale è legato a questione economiche non ancora pianificate per il mantenimento dei figli o dell’ex coniuge, che possono diventare lo strumento di potere per ritorsioni e personalismi. Di fronte a una situazione di impasse dovuta a queste tematiche, lo psicoterapeuta si trova a dover aiutare i genitori a differenziare e poi separare, ciò che deriva dalla storia passata della coppia, dalle difficoltà tipiche del ruolo genitoriale dopo la separazione. Infatti, a volte succede, che si incontrano nel lavoro sulla genitorialità atteggiamenti errati, del genere per esempio “non sono più marito, di conseguenza non mi sento più padre”. Questo, non per penalizzare unilateralmente il genere maschile, ma è un esempio dello sforzo interiore richiesto per cambiare la mappa mentale e lo stato di coscienza. C'è una fondamentale differenza tra l'essere coppia coniugale e coppia genitoriale; si può smettere di essere coppia coniugale ma non genitori. La condizione genitoriale è irreversibile ed assoluta.  La mia esperienza nel lavoro con la genitorialità, mi ha convinto nei casi clinici dove c’è un adolescente che manifesta un disagio e ha bisogno di aiuto, (p.e. non frequenta la scuola come richiesto, si isola, ha comportamenti autodistruttivi, o eterodistruttivi), di ascoltare per primi congiuntamente entrambi i suoi genitori se possibile, poi il ragazzo o la ragazza. Questo perché, vista la giovane età del paziente, è di fondamentale importanza per me, valutare le risorse genitoriali a disposizione nella coppia da mettere al servizio della crescita evolutiva del figlio o della figlia. La metafora della “portaerei” che spesso uso in terapia è esplicativa in tal senso: la coppia genitoriale è la nave che deve avere uno spazio adeguato affinché gli aerei che lei trasporta (i figli), possano decollare con facilità. La piattaforma rappresenta lo spazio psichico del cuore. I nostri figli sono come marinai inesperti nella navigazione che si avventurano verso l’oceano della vita; devono avere la certezza di potersi allontanare gradualmente dal porto sicuro e di poter tornare ogni volta che hanno bisogno di rifugio, conforto, calore e nutrimento. Se i genitori hanno nel loro cuore il dolore per le proprie storie personali, difficilmente potranno essere quella nave da cui gli aerei hanno lo spazio per effettuare la manovra di distacco dal mare verso il cielo.

Khalil Gibran, poeta libanese, in un passo della sua poesia “I vostri figli” così si esprime al riguardo:
“……….Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo”.

Ai genitori viene richiesto di essere un arco teso affinché la freccia (i figli) schiocchi e arrivi al bersaglio (la vita adulta), ma se l’arco non si tende adeguatamente, o l’arciere che mira al bersaglio non ha occhi chiari, mente vuota e cuore leggero, allora, con molta probabilità la freccia rimarrà impigliata o il bersaglio risulterà mancato. Il mio compito è quello di compiere la giusta azione terapeutica, di aiutare i genitori a chiudere i cerchi rimasti aperti, ad avere consapevolezza se il loro sguardo è chiaro, o è inquinato dalla loro storia autobiografica. Il lavoro terapeutico nella formazione della coppia genitoriale, può richiedere di soffermarsi su quanto è ancora presente dentro ognuno, come per esempio il mancato riconoscimento del proprio valore, della propria identità, della soddisfazione dei propri bisogni di amore e accudimento come figli. Questo stato carenziale patito nella propria vita dagli adulti, può risuonare come un eco ancora presente e condizionare negativamente i nuovi legami affettivi. È importante quindi, sciogliere questi blocchi, queste identificazioni con il bambino ferito che da dietro le quinte condiziona emotivamente la parte adulta.  Secondo Bowlby, (psicologo, medico e psicoanalista britannico studioso del legame madre-bambino e delle relazioni affettive all’interno della famiglia), le persone formano i loro modelli operativi di attaccamento sulla base delle esperienze relazionali avute nella propria famiglia di origine. Questi schemi affettivi guidano in età adulta il modo di mettersi in relazione e di amare sia i partner, che figli stessi.  Gli studi sull’attaccamento, hanno dimostrato che queste modalità affettive vengono trasmesse dai genitori ai propri figli creando a seconda dei casi, un tipo di attaccamento “sicuro” o “insicuro”. In seduta, valutare i modelli relazionali di ognuno degli ex coniugi è di fondamentale importanza al fine di prendere consapevolezza del proprio vissuto e operare un cambiamento. Una riflessione utile per il percorso terapeutico è domandarsi; “dove sono io rispetto all’essere genitore ma non più partner? Cosa sto facendo per riorganizzare la mia storia di coppia per dare un nuovo significato positivo all'essere stati insieme?”. Queste domande aiutano a definire maggiormente l’intento, per sondare se tutte le parti interne in gioco sono in accordo: mi riferisco alla parte che sente, a quella che pensa, e a quella che agisce.  Per esempio, se uno dei due genitori razionalmente ritiene di potersi aprire a una trasformazione del legame con l’altro, ma emotivamente non riesce, allora, sicuramente anche la giusta azione sarà impedita.  Entrambi gli ex partner hanno il compito di assumersi la responsabilità di andare oltre le recriminazioni reciproche, il senso di ingiustizia patito nella loro relazione, le difficoltà nell’infuturarsi. Quanto richiesto, è al fine di garantire al figlio il diritto a non essere trascinato nel conflitto coniugale, come pure, a conservare il suo status di individuo di cui i genitori si prendono cura e non il contrario. Spesso, gli avvocati nelle separazioni alimentano i conflitti, mentre il terapeuta al contrario, cerca di indicare la strada del cuore, di dare spazio ad ognuno dei genitori per raccontarsi e lasciare andare il dolore patito. L’operatore è come un timoniere che favorisce il mantenimento della rotta della nave su cui si sta compiendo il viaggio, anche quando il mare emotivo degli ex coniugi potrebbe causare un naufragio. Tutto questo aiuterà alla ridefinizione dei ruoli, al raggiungimento di accordi chiari e definiti sulla gestione del nuovo assetto genitoriale. Quando necessario, l’operatore rassicura i figli sul suo sostegno e aiuto ai due genitori, sgravandoli così, dal sentirsi responsabili e preoccupati per gli eventi problematici. Durante il percorso alla genitorialità, egli cercherà di focalizzare l’attenzione degli ex partener anche sul riconoscimento delle qualità in gioco in ognuno degli astanti. Ciò significa “nutrire il corretto”, valutare le risorse in gioco per far sì che ogni genitore faccia la sua parte. Però, cosa succede quando mamma e papà non ce la fanno? Molto probabilmente il figlio si troverà inconsapevolmente ad elaborare quello che i suoi genitori non sono riusciti ad affrontare, e la conseguenza è che non gli viene permesso di crescere in una zona di tregua, neutrale e di vivere la propria personale esistenza libero dalle problematiche irrisolte della coppia. Mi rendo conto che, il passaggio dal piano coniugale a quello puramente genitoriale, non è sicuramente un passaggio facile, poiché, spesso viene chiesto agli adulti di rinunciare al riconoscimento dei torti subiti e alle pretese del proprio Ego ferito in favore di un bene più grande. Questo viaggio verso un nuovo modo di essere genitori, costituisce uno dei presupposti fondamentali per la reale possibilità di un buon adattamento di tutti i soggetti coinvolti, a diverso titolo nella riorganizzazione del nuovo assetto relazionale. L’auspicio è che tutti gli sforzi compiuti verso una genitorialità ritrovata possano permettere a ognuno dei membri, padre, madre e figli, di continuare la propria vita alleggerito da zavorre ormai diventate inutili. Come ho letto in un libro concludo scrivendo: guarire non significa che il danno non è mai esistito. Significa che il danno non controlla più le nostre vite.


Articolo a cura della
dottoressa Maria Paola Migliorell
Psicologa Psicoterapeuta a Macerata

Ambiti d'intervento

  • Separazioni
  • Devianza giovanile
  • Elaborazione di traumi
  • Psicoterapia di coppia e familiare
  • Sostegno psicologico
  • Psicoterapia individuale
  • Problematiche genitoriali
  • Depressione
  • Ansia, Fobie, Attacchi di panico
  • Traumi
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Crisi esistenziali
  • Emergenze spirituali e religiose
  • Valutazione e Trattamento Neuropsicologico dei DSA
  • Deficit dell’attenzione
  • Disturbo della Coordinazione motoria
  • Sostegno psicologico in infanzia e adolescenza
  • Potenziamento Cognitivo

Dott.ssa Jessica Ferrante
Psicologa e Psicoterapeuta a Macerata
Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi della regione Marche n. 2459
Laurea magistrale in psicologia

Dott.ssa Maria Paola Migliorelli
Psicologa e Psicoterapeuta a Macerata
Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi della regione Marche n. 2398
Laurea in Psicologia Clinica
P.I. 10071601008

Dott.ssa Federica Rossi
Psicologa a Macerata
Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi della regione Marche n. 2613
Laurea in psicologia dello sviluppo e dei processi educativi

AVVISO: Le informazioni contenute in questo sito non vanno utilizzate come strumento di autodiagnosi o di automedicazione. I consigli forniti via web o email vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento. La visita psicologica tradizionale rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico.

©2017 Tutti i testi presenti su questo sito sono di proprietà della Dott.ssa Jessica Ferrante, della Dott.ssa Maria Paola Migliorelli e della Dott.ssa Federica Rossi
www.psicologi-italia.it

© 2018. «powered by Psicologi Italia». E' severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.